Cosa intendeva Pharoah Sanders con l'espressione “Il Creatore ha un piano generale”
Fede, libertà e il suono dello Spirito
Di Rafi Mercer
Qualcuno mi ha chiesto di recente cosa intendesse Pharoah Sanders con “The Creator Has a Master Plan”. È uno di quei brani il cui titolo suona già come un sermone, ma il messaggio che racchiude è ancora più profondo. Pubblicato nel 1969 nel suo album *Karma*, era al tempo stesso una preghiera e una protesta: un atto di ribellione spirituale avvolto nell’improvvisazione.
Il brano si protrae per oltre trenta minuti, dispiegandosi come un’alba. Il sassofono di Sanders non suona tanto melodie quanto emozioni: lamenti, sussurri, grida di fede e di furia. In sottofondo, la voce di Leon Thomas canta e improvvisa, invocando la speranza anche mentre il mondo là fuori bruciava. Era l’America all’indomani di omicidi, proteste e guerra — e Sanders rispondeva non con slogan, ma con il respiro.
“The Creator Has a Master Plan” non riguarda la dottrina, ma la perseveranza. È la voce di chi cerca di credere nella grazia in mezzo al caos. Laddove Fela usava il ritmo per sfidare il potere, Sanders ha usato il suono per andare oltre: un promemoria del fatto che la liberazione non è solo politica, ma anche spirituale.
Oggi, in un locale dedicato all’ascolto, il brano sembra ancora vivo. Se lo si ascolta a tutto volume, la stanza cambia forma: il basso diventa un battito cardiaco, le percussioni un mantra, il corno una forma di preghiera. Richiede pazienza. Non basta ascoltarlo: bisogna abbandonarsi ad esso.
Quindi, quando qualcuno chiede cosa intendesse dire Pharoah Sanders, la risposta è questa: intendeva dire che il suono può essere una forma di salvezza. Che anche nel disordine c’è un disegno. Che l’ascolto profondo è una forma di fede a sé stante.
Rafi Mercer scrive degli spazi in cui la musica è protagonista. Per altre storie di Tracks & Tales, iscriviti oppure clicca qui per saperne di più.