Caetano Veloso – Transa (1972)
Di Rafi Mercer
Una chitarra suona dolcemente, con un ritmo sciolto e colloquiale, come se qualcuno stesse suonando in un salotto piuttosto che in uno studio di registrazione. Poi entra la voce di Caetano Veloso: intima, melodica, leggermente stanca, ma piena di calore. Canta sia in portoghese che in inglese, passando con disinvoltura da una lingua all’altra, come se la sua casa fosse in tanti luoghi contemporaneamente. Questo è *Transa*, pubblicato nel 1972, un disco nato dall’esilio che è diventato una delle opere più significative della musica brasiliana: tenero, politico, giocoso e profondamente umano.
Il contesto è fondamentale. Veloso, insieme ad altri artisti della Tropicalia come Gilberto Gil, era stato arrestato ed esiliato dalla dittatura militare brasiliana nel 1969. Dopo un breve periodo di detenzione, fu costretto a trasferirsi a Londra. Lì, circondato dal freddo e da strade sconosciute, si ritrovò al tempo stesso alienato e ispirato. *Transa* fu registrato proprio durante quell’esilio; il titolo è un termine gergale brasiliano che racchiude molteplici significati: transazione, relazione, viaggio, intreccio. L’album è proprio questo: un intreccio di culture, lingue, emozioni e ricordi.
Il brano di apertura, “You Don’t Know Me”, è colloquiale e consapevole, cantato in parte in inglese. Veloso si rivolge sia a se stesso che ai suoi ascoltatori, sfumando i confini tra diario personale e performance. «Nine Out of Ten» introduce ritmi reggae nella tradizione musicale brasiliana, riflettendo il panorama sonoro londinese in cui viveva. Il suo ritornello — «Nine out of ten movie stars make me cry» — è al tempo stesso umoristico e malinconico, un commento sullo sradicamento e sulla nostalgia.
“Mora na Filosofia”, una samba originariamente composta da Monsueto Menezes, viene reinterpretata grazie alla delicata chitarra di Veloso e al suo fraseggio colloquiale. L’artista fa proprio questo classico, fondendo la tradizione con l’esilio. «Triste Bahia» è uno dei brani centrali dell’album: un brano di ampio respiro che fonde ritmi di samba con chitarre elettriche e percussioni afro-brasiliane. Il testo, tratto dal poeta seicentesco Gregório de Matos, lamenta lo sfruttamento coloniale di Bahia, lo stato natale di Veloso. Nelle sue mani, il lamento diventa al tempo stesso storico e immediato: un esilio nell’esilio.
“It’s a Long Way” fonde testi in inglese con la sensibilità brasiliana, creando un equilibrio tra l’intimità folk e una visione globale. “The Jitterbug Waltz”, una cover dello standard jazz di Fats Waller, chiude l’album con leggerezza e umorismo, un omaggio alle influenze eterogenee di Veloso. In tutto il disco, l’intreccio di lingue, stili e atmosfere crea qualcosa di unico: una musica che è al tempo stesso brasiliana e senza confini, profondamente radicata e al tempo stesso di respiro globale.
Ciò che rende *Transa* così straordinario è la sua intimità. Nonostante il contesto politico, nonostante il dolore dell’esilio, l’album non risulta mai pesante. È pieno di calore, umorismo e generosità. Veloso canta come se si rivolgesse ad amici riuniti in una piccola stanza, con la chitarra come compagna costante. Anche quando affronta il dolore o l’ingiustizia, lo fa con melodia e tenerezza. Questa inclusività è parte della sua forza: accoglie ascoltatori di ogni tipo, al di là di genere, cultura e generazione.
Per il pubblico brasiliano, l’album ha avuto una profonda risonanza: una voce dall’esilio che inviava canzoni di nostalgia e resilienza. Per gli ascoltatori internazionali, è stato un punto di accesso alla Tropicalia e alla musica brasiliana in senso più ampio, a dimostrazione del fatto che l’esilio potesse generare non solo dolore, ma anche creatività. Il suo mix di portoghese e inglese lo ha reso accessibile, preservandone al contempo il sapore locale.
Su vinile, “Transa” risplende. Il calore della stampa si sposa perfettamente con la voce e la chitarra di Veloso, le percussioni risuonano nella stanza e l’atmosfera intima ne risulta esaltata. Il crepitio della superficie sembra far parte dell’intimità del disco: il suono dell’esilio trasmesso attraverso un supporto fisico imperfetto. La copertina, con il volto barbuto di Veloso incorniciato dai capelli lunghi, coglie il suo equilibrio tra vulnerabilità e carisma.
A distanza di cinquant’anni, *Transa* rimane una delle opere più amate di Veloso. Incarna lo spirito della Tropicalia — giocoso, ibrido, trasversale — riflettendo al contempo il dolore e le possibilità dell’esilio. Dimostra che la musica può racchiudere in sé contraddizioni: gioia e dolore, umorismo e protesta, intimità e universalità.
Ascoltare i Transa oggi significa immergersi nell’esilio di Veloso — non come lezione di storia, ma come dialogo umano. La sua voce trasmette calore attraverso i decenni, la sua chitarra crea uno spazio ovunque venga suonata, le sue parole ci ricordano che anche in esilio, anche in condizioni di sradicamento, la musica può creare un senso di appartenenza.
Rafi Mercer scrive degli spazi in cui la musica è protagonista. Per altre storie da "Tracks & Tales", iscriviti, oppure clicca qui per saperne di più.