Monitor da studio JBL — Il suono che ha definito l'ascolto moderno

Monitor da studio JBL — Il suono che ha definito l'ascolto moderno

Di Rafi Mercer

C’è una certa geometria nel suono americano: ampio, audace, così sicuro di sé da riempire una stanza senza remore. Poche aziende incarnano questa geometria meglio di JBL. Nato a Los Angeles nel 1946, il marchio di James B. Lansing ha mosso i primi passi come produttore di altoparlanti per cinema e studi di registrazione, ma la sua voce ha presto superato i confini della sala di controllo. Oggi, nei locali dedicati all’ascolto, dai seminterrati di Tokyo ai loft di Brooklyn, i grandi monitor da studio JBL continuano a parlare con la stessa autorevolezza: il suono come architettura, come presenza, come una forza che rimodella lo spazio.

La storia di questa linea è leggendaria. Il modello 4310, lanciato alla fine degli anni ’60, è diventato il punto di riferimento per ciò che un monitor da studio dovrebbe essere: un diffusore compatto in grado di garantire fedeltà e potenza, che ha conquistato la fama nelle sale di registrazione dalla Capitol alla Motown. Il suo gemello per l’uso domestico, l’L100, ha portato lo stesso DNA nei salotti, con la sua griglia in schiuma arancione diventata un’icona della cultura pop. Modelli più grandi come il 4350 e il 4430 hanno fatto un ulteriore passo avanti, offrendo una potenza e un impatto in grado di dominare sia le sale con diffusori a tromba che gli auditorium. Ovunque la musica dovesse essere allo stesso tempo accurata e viva, JBL era presente.

In Giappone, quella voce ha trovato una seconda casa. A partire dagli anni ’70, i jazz kissaten hanno adottato i JBL come diffusori di riferimento, affidandosi alla loro efficienza, potenza e resistenza per riempire le sale rivestite in legno con la profondità delle registrazioni Blue Note e Impulse! Ancora oggi, molti bar di Tokyo utilizzano modelli vintage 4350 o modelli restaurati su misura, con i loro baffle blu che risplendono nella penombra come totem della fedeltà. L’unione tra la dedizione giapponese all’ascolto e la potenza dei monitor americani ha dato vita a una cultura che dura ormai da mezzo secolo.

Ricordo una serata a Shibuya, in un bar dove una coppia di 4430 era posizionata quasi con nonchalance dietro il bancone, con le trombe rivolte verso la sala. Un disco del quartetto di Coltrane girava sui giradischi Technics, e il suono non era delicato né raffinato: era fisico. Il sassofono risuonava con corpo, la linea di basso affondava nel pavimento, la batteria colpiva con una presenza da discoteca. I clienti non si limitavano ad ascoltare; vivevano la musica. Questo è l’effetto JBL: un suono che non si limita all’orecchio, ma si percepisce nel petto, nelle pareti, nel peso stesso della stanza.

Rispetto al bagliore brunito di Tannoy o alla grandiosità cinematografica di Altec, JBL ha un suono più diretto, più urbano. Non è il suono da salotto; è il suono della strada trasferito al chiuso. Forse è per questo che funziona così bene nei bar con sistema audio: trasmette energia senza sacrificare i dettagli, autorevolezza senza perdere calore. Un bar con gli altoparlanti JBL non si presenta come un rifugio, ma come un palcoscenico — un luogo dove la musica è destinata a vivere a tutto volume.

L’estetica è parte integrante del fascino. I deflettori blu, le griglie in stile industriale, le dimensioni imponenti dei cabinet: questi sono diffusori che non passano certo inosservati. Si inseriscono nella stanza come mobili, come sculture, con una presenza che non chiede scusa. Per molti avventori, la vista di una coppia di JBL è rassicurante quanto la carta dei whisky: si capisce immediatamente che questo bar prende sul serio il suono.

Anche oggi, nonostante l’infinita varietà di diffusori di nicchia presenti sul mercato, i monitor vintage JBL continuano ad essere molto richiesti. Restaurati, potenziati e venerati, continuano a costituire la colonna portante degli spazi pensati per l’ascolto. Ci ricordano che la fedeltà non è sempre sinonimo di delicatezza: a volte è una questione di proiezione, di sicurezza, di musica che riempie la stanza come la luce.

Alla fine, JBL ha dato voce ai bar dove si ascolta musica: una voce potente, decisa, democratica. Un monitor per il popolo che è diventato l’altoparlante di una cultura. E ogni volta che quelle trombe risuonano nella luce fioca di un bar, quella voce continua a farsi sentire.

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