Oban 14 — Tra montagna e mare

Di Rafi Mercer

Alcuni whisky sembrano trovarsi in una terra di confine, a metà strada tra due mondi. L’Oban 14 è uno di questi. Distillato sulla costa occidentale della Scozia, in una piccola cittadina dove le Highlands incontrano il mare, racchiude in sé sia la profondità delle montagne che la freschezza del mare. Non è né affumicato come quelli di Islay né dolce come quelli dello Speyside, ma qualcosa a metà strada tra i due: un whisky equilibrato, radicato nel territorio e plasmato dalla sua geografia.

La distilleria Oban è stata fondata nel 1794, molto prima che il villaggio di pescatori che la circondava si trasformasse in una città. Oggi sorge incastonata tra il mare e la scogliera: è una delle distillerie più piccole della Scozia e continua a produrre distillati in uno spazio che sembra più un laboratorio che una fabbrica. E questa intimità si riflette nel whisky. L’Oban 14 è diventato il prodotto di punta, un whisky che racconta direttamente il suo ambiente: l’aria salmastra, i muri di pietra, le colline ricoperte di erica.

Nel bicchiere si presenta di un colore dorato intenso. Al naso si percepiscono note di agrumi, miele e frutta secca, accompagnate da sentori di salamoia e una leggera nota affumicata. Al palato si presenta inizialmente dolce — arancia, pera, malto — prima che il fumo e il sale prendano il sopravvento, accompagnati da note speziate e di rovere. La consistenza è piena ma delicata, mai pesante. Il finale è lungo e secco, con echi di spruzzi marini e fumo che indugiano come nebbia. È un whisky che bilancia gli opposti: terra e mare, dolcezza e sapidità, Highlands e costa.

Il posto che l’Oban 14 occupa nella guida “Tracks & Tales” dedicata ai 50 migliori whisky è merito della sua provenienza geografica. Pochi whisky rispecchiano così fedelmente il territorio in cui sono prodotti. Non è un whisky che spinge all’estremo in nessuna direzione, ma rivela il proprio carattere in ogni sorso: una lezione su come l’equilibrio possa comunque trasmettere forza.

La sua controparte musicale è *Low* di David Bowie. Pubblicato nel 1977, durante il periodo berlinese di Bowie, l’album è tutto incentrato sulle dualità: il pop da un lato, i brani strumentali ambient dall’altro; l’accessibilità abbinata alla sperimentazione. Come l’Oban 14, vive in quella zona di mezzo. Brani come “Sound and Vision” trasmettono luminosità e melodia, mentre il lato B scivola in atmosfere plasmate dall’influenza di Brian Eno. Il whisky, proprio come il disco, trae la sua forza dal contrasto, dalla tensione tra struttura e apertura.

In un bar dedicato all’ascolto, questo abbinamento crea un’atmosfera di liminalità. Con un bicchiere di Oban 14 in mano, gli accordi iniziali di “Warszawa” si levano lenti e suggestivi. Il sapore salato e affumicato del whisky bilancia le sfumature più cupe della musica, mentre la sua dolcezza mielata richiama il lato più melodico dell’album. Sia il whisky che il disco si collocano a cavallo tra due mondi, ed è proprio questa la loro forza.

L'Oban 14 forse non ha l'intensità di un whisky dell'Islay né la maestosità di uno dello Speyside invecchiato in botti di sherry, ma non ne ha bisogno. Si esprime con discreta autorevolezza, dimostrando che l'equilibrio non è l'assenza di carattere, bensì la presenza di molteplici caratteristiche in armonia tra loro. È un whisky per chi apprezza le sfumature, per chi valorizza le vie di mezzo tanto quanto gli estremi.

E forse il passo successivo è assaporarlo in un luogo che renda omaggio a quelle soglie: un bar sul porto al tramonto, dove l’aria di mare entra dalla porta e il giradischi fa risuonare gli esperimenti berlinesi di Bowie fino a notte fonda. Perché l’Oban 14, proprio come *Low*, rivela appieno la sua risonanza negli spazi liminali, dove la terra incontra l’acqua e il suono incontra il silenzio.

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