Ritrovare il ritmo — D’Angelo e la ricerca del soul
Di Rafi Mercer
È curioso come alcuni artisti non ti abbandonino mai del tutto: aspettano semplicemente che tu li ascolti con attenzione. D’Angelo è uno di questi. Ogni pochi mesi, il suo nome riappare nelle statistiche di Tracks & Tales, nascosto tra i termini di ricerca provenienti da New York, Parigi, San Paolo e Seul. La gente lo sta cercando di nuovo: quella sensazione, quel ritmo, quel suono.
Ho già scritto di D’Angelo in passato, ma è il tipo di artista che rivela qualcosa di nuovo ogni volta che lo si riascolta. *Voodoo*, in particolare, è un album che si svela sempre di più man mano che gli si dedica attenzione. Non è musica di sottofondo. Non è pulito né educato. Respira. Scivola nel tempo. Richiede la nostra presenza.
Ascoltandolo ora, alla luce di tutto ciò che Tracks & Tales rappresenta — attenzione senza fretta, suono profondo, l’arte dello spazio — sembra quasi profetico. Registrato agli Electric Lady Studios di New York, era un album che si affidava alla sala di registrazione. Lo si percepisce dal calore della batteria, dal modo in cui l’aria vibra tra un colpo e l’altro del rullante, dalla compressione naturale del nastro. Non è perfezione; è sensazione.
Ciò che mi affascina di più di D’Angelo è il modo in cui riesce a collegare epoche diverse: lo spirituale e il fisico, l’analogico e il futuro. Ha imparato da Marvin, Curtis e Prince, ma ha filtrato tutto questo attraverso un ritmo tutto suo. E quel ritmo continua a emozionare in modo unico. Non c’è nulla di affrettato, nulla di troppo elaborato. Solo timbro, consistenza e convinzione.
Forse è per questo che la gente continua a cercarlo. In un mondo che va troppo di fretta, la musica di D’Angelo sembra una forma di resistenza: ci ricorda che il groove è il tempo reso umano. Le pause contano. Le imperfezioni contano. È questo che la rende viva.
In ogni bar dove si ascolta musica che frequento c’è un suo disco da qualche parte sugli scaffali. A volte è *Brown Sugar* che suona poco prima di mezzanotte, altre volte è *Spanish Joint* all’ora del tramonto, quando la luce illumina il bar in quel modo perfetto. Ovunque sia, cambia sempre l’atmosfera del locale. La sua musica fa proprio questo: trasforma l’aria.
Vedere il suo nome comparire nelle ricerche in tutto il mondo mi sembra un piccolo segnale che la gente abbia di nuovo voglia di quel tipo di musica. Quella che non cerca a tutti i costi di attirare l’attenzione, ma se la guadagna.
Quindi, se stai leggendo questo articolo e non ascolti la sua musica da un po’, versati qualcosa di buono, abbassa le luci e metti su “Voodoo” dall’inizio. Niente salti. Niente riproduzione casuale. Lascia che si svolga proprio come è stato concepito. Questo è l’ascolto profondo. Questo è D’Angelo.
Rafi Mercer scrive degli spazi in cui la musica è protagonista.
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