Il volo di ritorno

Il volo di ritorno

Di Rafi Mercer

Sono le 20:20 e sto aspettando di salire a bordo: quel momento di quiete alla fine di un viaggio, quando il mondo sembra sospeso tra ciò che sta finendo e ciò che verrà. Marrakech è stata una sorta di reset delle frequenze. I suoni qui permangono: il richiamo alla preghiera all’alba, il ronzio sommesso degli scooter che si intrufolano nei vicoli, il tintinnio dei bicchieri nel cortile al crepuscolo. Persino il silenzio aveva una sua consistenza.

Ora, all’aeroporto, il ritmo cambia di nuovo. Gli annunci riecheggiano. I bambini mormorano. Da qualche parte, un gate d’imbarco si apre e si chiude come un campione in loop. Non è silenzio, ma qualcosa di simile: un paesaggio sonoro liminale tra il noto e ciò che verrà. Sono stanco, soddisfatto e stranamente vigile. Forse è questo l’effetto del viaggio: affina il modo in cui ascolti.

Questo viaggio mi ha ricordato come vive davvero Tracks & Tales: non sugli schermi o nelle statistiche, ma nei momenti di pausa. La guida si arricchisce ogni volta che arriviamo in un posto nuovo e scopriamo il suono che lo caratterizza. E c’è ancora molto da scoprire. Stoccolma, Lisbona, forse anche Austin o Seul: ognuna di queste città è un nuovo capitolo sonoro che aspetta solo di essere scritto.

La fine di una pausa porta sempre con sé l’inizio di qualcosa. Altri locali da scoprire. Altre persone che aprono i propri bar. Altre storie da raccontare su come suona il mondo quando rallenta.

Presto salirò a bordo, con le cuffie in mano, portando con me l’eco di Marrakech e la promessa di ciò che verrà. Il lavoro continua, ma a un ritmo più lento. Più profondo. Più in sintonia.

Rafi Mercer scrive degli spazi in cui la musica è protagonista. Per altre storie di Tracks & Tales, iscriviti oppure clicca qui per saperne di più.

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