Come si presenta una domenica mattina?

Come si presenta una domenica mattina?

A seconda di come è andata la sera prima

Di Rafi Mercer

Come si presenta una domenica mattina? Beh, dipende dalla sera prima.

Alcune domeniche arrivano in silenzio, come tende di seta che ondeggiano al soffio di una leggera brezza. Il bollitore sussurra, la puntina si posa su un brano dal ritmo lento, forse di Bill Evans, forse di Terry Callier. L’aria è delicata. Lasci che il disco suoni senza pensieri. È questa la domenica che perdona la settimana, che non ti chiede altro che sederti, sorseggiare e ascoltare.

Altre domeniche sono pesanti. Una lunga notte, un whisky bevuto a tarda ora, un disco che ha girato fino a quando l’etichetta non si è sfocata. Quelle mattine arrivano con un tonfo: passi, porte, lo sfregolio dei giornali fuori. La testa ha il suo riverbero, e il suono sembra denso, pesante. È in questi momenti che ci vogliono Nina Simone o Donny Hathaway, voci abbastanza forti da tenerti su fino a quando il caffè non dissipa la nebbia.

E poi ci sono quelle domeniche “di mezzo”, quelle che oscillano tra la quiete e il battito. La città ronza dolcemente in lontananza, la pioggia aggiunge il suo ritmo sui vetri, e la mente torna a ciò che hai sentito la notte scorsa. Forse un quartetto jazz in una saletta, forse il set di un DJ in cui la ripetizione si confondeva con la trance. Il corpo ricorda anche quando la stanza è silenziosa. L’eco diventa parte della colonna sonora del mattino.

Per me, le domeniche mattina mi riportano spesso all’ascolto in sé. Mi ricordano che la musica non serve solo a muoverci, ma anche a riflettere. Che il modo in cui una nota di pianoforte si spegne, o il modo in cui una linea di basso sfuma nel silenzio, può plasmare la giornata più di qualsiasi programma. Non è una questione di volume, ma di presenza. Il disco della domenica mattina raramente è quello più forte che possiedi, ma potrebbe essere il più autentico.

Forse è per questo che nei bar dedicati all’ascolto ci si sente come se fosse domenica, indipendentemente dal giorno della settimana. Racchiudono quella stessa dualità: la possibilità di un’intensità, ma anche il dono della calma. Entri un venerdì sera e senti un brano di Coltrane che ti fa sporgerti in avanti come se ne andasse del mondo. Entri una domenica pomeriggio e senti un disco brasiliano che ti fa tirare un sospiro di sollievo. Il bar-sala d’ascolto non ti impone come sentirti. Te lo rispecchia, lascia che sia la notte precedente a decidere la mattina dopo.

Allora, come si presenta una domenica mattina? A volte è una pioggia silenziosa. A volte è il ronzio dei postumi di una sbornia. A volte è la voce di Nina che ti dice che il mondo è difficile, ma che troverai la tua strada. A volte è Donny che ti solleva con un calore di cui non sapevi di aver bisogno. È sempre uno specchio, sintonizzato dalla memoria, plasmato dalle scelte.

Oggi, per me, è un disco delicato: *In a Silent Way* di Miles Davis. È come la luce che si riversa sul pavimento, come se il tempo stesso avesse deciso di rallentare. Alla fine del lato, la mattina sarà diventata giorno e il ritmo della settimana ricomincerà. Ma per ora, il suono della domenica mi basta.

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