Lato A — San Francisco / Il calore del vinile e il ritmo del quartiere

Lato A — San Francisco / Il calore del vinile e il ritmo del quartiere

Un ristorante dove l'ascolto è protagonista e dove vino, dischi e conversazione procedono allo stesso ritmo.

Di Rafi Mercer

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Nome del locale: Side A
Indirizzo: 2814 19th Street, San Francisco, California
Sito web: Side A
Instagram: @sideasf

Esiste un certo tipo di locale che funziona davvero solo nelle città che hanno ancora a cuore la cultura di quartiere. Non la vita notturna. Non l’ospitalità pensata per gli algoritmi. Ma luoghi costruiti attorno a un ritmo. Quel tipo di locale in cui le persone arrivano con calma, conoscono il personale per nome, si trattengono più a lungo del previsto e lasciano che la musica plasmi l’atmosfera invece di dominarla.

Il lato A sembra proprio una di quelle stanze.

Già solo dall’aspetto esteriore — cibo, vino, vinili — si capisce che le priorità sono ben allineate. Qui la musica non è un semplice ornamento. Si affianca al pasto e alla conversazione come parte integrante della struttura stessa della serata. I dischi contano perché cambiano il ritmo del locale. Smussano gli spigoli. Rallentano il ritmo della conversazione. Creano continuità tra sconosciuti seduti a pochi piedi di distanza l’uno dall’altro.

E a San Francisco c'è sempre stata una discreta richiesta di spazi come questo.

Non la versione chiassosa della cultura californiana che la gente immagina da lontano, ma quella tradizione più riflessiva che attraversa il Mission District e il lungo legame della città con la ristorazione indipendente, il jazz, i negozi di dischi, il design e la controcultura. Una città dove le persone hanno ancora a cuore la cura dei dettagli. La selezione. L’atmosfera. La differenza tra ascoltare la musica e viverci dentro per una serata.

Questo è ciò che il Lato A sembra comprendere istintivamente.

Il nome stesso è geniale proprio nella sua sobrietà. Chiunque abbia trascorso del tempo con i dischi comprende il fascino emotivo di un lato A. L’atmosfera iniziale. L’invito a immergersi in uno stato d’animo. L’inizio di una sequenza che qualcuno ha studiato con cura. C’è calore in quell’idea. E anche fiducia.

E sempre più spesso questi spazi ibridi — un po’ ristorante, un po’ enoteca, un po’ sala d’ascolto — stanno diventando alcuni dei luoghi culturalmente più importanti delle città moderne. Perché restituiscono qualcosa di cui le persone non si rendevano conto di sentire la mancanza: l’attenzione condivisa.

Quando la musica è quella giusta, si mangia in modo diverso. Le conversazioni si protraggono in modo diverso. Il tempo scorre in modo diverso. Una bottiglia dura più a lungo. La gente alza lo sguardo dai telefoni. La sala inizia a respirare all’unisono.

Questa non è nostalgia. È un ritorno alle origini.

E forse è proprio per questo che in questo momento, in tutto il mondo, stanno nascendo in sordina così tanti spazi di questo tipo: da Tokyo a Lisbona, da Londra a Città del Messico, da New York a San Francisco. Culture diverse. Stesso istinto. Persone alla ricerca di luoghi in cui la vita torni a sembrare un po’ più umana.

Il lato A sembra fatto apposta per quel tipo di serata.


Rafi Mercer scrive degli spazi in cui la musica è protagonista.
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