Dove il jazz incontra la perfezione – Alla scoperta del suono del Ronnie Scott’s a Soho

Dove il jazz incontra la perfezione – Alla scoperta del suono del Ronnie Scott’s a Soho

Di Rafi Mercer

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47 Frith Street, Soho, Londra W1D 4HT, Regno Unito

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È venerdì sera a Soho e le strade sembrano animarsi in quel modo particolare che solo Londra sa creare: i ciottoli bagnati dalla pioggia riflettono le luci al neon, l’aria è densa di un mix di profumi, fumo di sigaretta e il basso brusio dell’attesa. Mi incammino lungo Frith Street, superando ristoranti e bar, finché non lo vedo: l’insegna al neon rossa che da oltre sei decenni funge da faro per gli amanti della musica. Il Ronnie Scott’s. Non si entra tanto quanto si varca una soglia che conduce in un altro mondo.

All’interno, l’ambiente è intimo: una sala in cui ogni posto sembra vicino al palco. Non appena si varca la soglia, si rimane colpiti dal calore dell’acustica. Non si tratta di un locale cavernoso in cui il suono viene inghiottito dallo spazio vuoto. È una sala che avvolge la musica. Nel corso degli anni, il locale ha investito molto nel proprio impianto audio, assicurandosi che, che si tratti di un assolo di tromba travolgente o del delicato sfiorare di un rullante, il suono arrivi alle orecchie con chiarezza e anima. L’impianto è regolato non per il volume, ma per la profondità, in modo che la musica ti avvolga invece di spingerti indietro sulla sedia.

Fine Sounds: Inside (Foto: Ronnie Scotts)

Ronnie Scott aprì il locale nel 1959, ispirandosi ai locali jazz della 52ª Strada di New York. Il locale divenne ben presto un punto di riferimento della scena musicale londinese, ospitando leggende come Miles Davis e Nina Simone, e ancora oggi rimane un luogo in cui storia e presente si incontrano ogni sera. Qui si respira un senso di continuità: si ascolta musica nella stessa sala che ha assorbito decenni di esibizioni e, in qualche modo, tutto questo è racchiuso nelle sue mura.

Il suono è il protagonista assoluto. Si nota come l’equilibrio tra gli strumenti sia gestito con tanta cura che basta chiudere gli occhi per collocare ogni musicista nello spazio. Il basso non è un tonfo che ti scuote il petto; è un suono che respira. I piatti brillano senza lacerarti i timpani. Le voci, sia quelle roche che quelle svettanti, sono ben ancorate proprio davanti a te. È il tipo di mix che ti fa capire quanti altri locali sbaglino tutto.

La disposizione dei posti a sedere contribuisce a rendere speciale l’esperienza di ascolto. Non ci sono punti di vista sfavorevoli. Anche dalle ultime file, il suono arriva con grande presenza e, dato che la capienza è modesta, bastano pochi secondi per stabilire un contatto visivo con l’artista. Questa intimità è uno dei motivi per cui il Ronnie’s ha resistito nel tempo: non ti limiti a guardare lo spettacolo, ma ne fai parte.

La sera in cui sono qui, la scaletta spazia con naturalezza dallo swing al jazz contemporaneo, con momenti di brillante improvvisazione che animano la sala. Non è solo un concerto; è un dialogo tra i musicisti e il pubblico, un momento condiviso che non si ripeterà mai più esattamente allo stesso modo. E poiché il locale ha un impegno costante per la qualità del suono, ogni nota risuona esattamente come previsto.

Il Ronnie Scott’s non cerca di soddisfare i gusti di tutti. Non è un locale dove si fa un salto per bere una pinta in tutta tranquillità con un po’ di musica di sottofondo. È una meta per chi vuole ascoltare. E in una città dove il rumore spesso ha la meglio sulle sfumature, è qualcosa che vale la pena celebrare.

Quando esci, rituffandoti nel caos di Soho, senti una limpidezza nelle orecchie e una sorta di calma nella mente. È quello che succede quando trascorri una serata in un locale progettato per la musica, con persone che ci tengono abbastanza da far sì che il suono sia proprio perfetto. Il Ronnie Scott’s è più di un semplice club: è la prova che un suono eccellente conta ancora. E nel mondo di Tracks & Tales, è proprio questo il tipo di locale che potrebbe guadagnarsi una stella.

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